Bangout – “Paradise ’99”

Gli italiani Bangout sono stati una piacevole scoperta per me. Ignoravo la loro esistenza fino a qualche giorno fa. Poi mi è arrivato questo loro secondo album intitolato “Paradise ’99” e ho pregato affinchè il disco non finisse subito, ma ho rimediato ascoltandolo 3 volte di seguito. Vedete, per me è come essere tornato bambino, quando cominciavo a scoprire le prime band hard rock e metal e quando compravo un album e mi colpiva lo consumavo letteralmente.

Sono passati decenni, ma per alcune band ancora mi capita anche se di rado. Ebbene, questa volta si è riaccesa la magia. Riff moderni, produzione rotonda, voce comunicativa e abile nel costruire sempre melodie accattivanti. Una sezione ritmica che tira giù tutto e un uso delle tastiere e dell’effettistica assolutamente non preponderante e sempre ben dosato per dare ancora più fascino a dei brani, che di fatto, nascono già con una marcia in più, perchè in fatto di composizione i Bangout sono dei maestri. Riescono sempre ad unire melodia e potenza in modo impeccabile, e lo dimostrano tantissimi episodi del disco, talmente tanti che nemmeno uno è sottotono! Dalla fragorosa opener “Survive The Fall”, bella ritmata ed heavy, si passa poi ad episodi che non sono da meno, su tutti la sinuosa e velenosa “Paradise ’99”, che riesce ad unire ipoteticamente reminiscenze street metal con riff hard rock moderni in stile Velvet Revolver.

Un brano fantastico che però non oscura tante altre sorprese che troverete nella tracklist. Abbiamo verso metà tracklist anche una semi-ballad meritevole di essere ascoltata e intitolata “Long Live The Brave”, ma subito dopo ci avviamo ad un finale scoppiettante con il poker formato da “Calling”, “The End Of All Stars”, “Roots To Stone” e “One Reason (Better Than Nothing)” che davvero chiudono il sigillo ad un album realizzato con tutti i crismi e capace di emozionare e “gasare”. I Bangout sono una band da supportare, seguire e amare, soprattutto per coloro che amano l’hard rock sia classico che moderno.